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TAVOLA ROTONDA VIRTUALE

  
Discutiamo di: Quale integrazione tra scuola e formazione professionale
C'è integrazione e integrazione, cosa vuol dire effettivamente integrazione tra scuola e F.P.?
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  Moderatore
Claudio Minoia
Direttore della Formazione Professionale Provincia di Milano
 
Fino a poco tempo fa prima della L.53/2003 l'integrazione tra scuola e f.p. ha conosciuto una stagione di fertile collaborazione indirizzata principalmente a far lavorare insieme, in particolare durante il primo anno delle scuole secondarie, gli istituti secondari statali e non e i centri di formazione professionale che gestivano corsi regionali di f.p.

Gran parte della collaborazione, vista dal versante ns. osservatorio della Provincia di Milano, si è indirizzata ad esempio, verso azioni di orientamento e riorientamento a favore di alunni frequentanti (talvolta, loro malgrado) il primo anno delle superiori. Tali azioni hanno consentito di offrire una seconda scelta o una seconda opportunità a famiglie e a giovani utenti. Potremmo definire queste azioni di integrazione una forma finalizzata al primo orientamento e a brevi percorsi di professionalizzazione. Queste azioni sono ancora oggi largamente praticate e sostenute dalla Regione Lombardia e sono la base per la costituzione di Laboratori di riorientamento e di sviluppo delle conoscenze.
Gli utenti di tali interventi hanno raggiunto tra il 2000 e il 2002 la quota di 8/10 mila studenti annui. In molti casi dopo l’iscrizione alle scuole superiori gli utenti hanno scelto corsi di formazione professionale oppure hanno cambiato indirizzo di studio.
Abbiamo incontrato e sperimentato nella esperienza milanese anche un'altra forma di integrazione tra scuola e f.p.: quella in grado di impostare una collaborazione tra sistemi e indirizzata a un integrazione curricolare pluriennale tra, ad esempio, istituti tecnici o professionali e enti/centri di formazione professionale. Questa integrazione, più strutturata, ha come obiettivo quello di costruire un curriculum integrato finalizzato al contestuale ottenimento, alla fine di un percorso pluriennale di un diploma di scuola secondaria o di una qualifica post-diploma. Questa integrazione, più strutturata, per ora non si è diffusa molto ma garantisce un lavoro comune tra scuola e f.p. non episodico e strutturato.

Si tratta ora, anche alla luce dei prossimi decreti legislativi riguardanti il secondo ciclo, di trovare esperienze e modelli utili per diffondere la politica dell'integrazione tra i due sistemi. Abbiamo chiesto a Maurizio Lozzi (Fondazione Clerici) e a Beppe Longhi (ENAIP Lombardia) un intervento su tali temi.
 
 
  Esperto
Maurizio Lozzi
della Fondazione Clerici
    Esperto
Giuseppe Longhi
di Enaip Lombardia
 

Le vicende legate all'integrazione in Lombardia possono essere
sinteticamente distinte in tre fasi.
Negli anni '90 il presupposto era individuato nella distinzione di ruolo tra i due sistemi: alla scuola viene assegnata un'ampia quota di formazione generale, alla FP regionale il compito di concorrere alla generazione di professionalità adeguatamente mirata e orientata alle caratteristiche "locali" del mercato del lavoro.
Nella fase successiva alla riforma di cui alla legge 9/99 e 30/2000 e all'avvio dell'obbligo formativo, all'integrazione tra i percorsi scolastici secondari superiori ed al segmento della formazione professionale regionale sono assegnate funzioni diverse: dalla concorrenza all'orientamento, all'offerta di percorsi volti sia al conseguimento di un diploma sia di una qualifica ( Art.7 lettera a) DPR 257/00) all'arricchimento del curriculum scolastico ( Art. 7 lettera b) idem ). Nella attuale fase successiva alla riforma Moratti, il trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni e alle Province di cui al riformato Titolo V della Costituzione apre uno scenario nuovo il cui contenuti sono connessi con la riforma del sistema scolastico in via di attuazione e varata con l'approvazione della legge n.53/03. La distinzione tra percorsi nel "sistema dei licei" e percorsi nel "sistema di istruzione e formazione" costituisce un elemento che contraddice l'ipotesi di percorsi integrati anche se, allo stato, le norme, non ne impediscono l'attuazione. Ciò stante, è comunque evidente che ogni ipotesi di percorso integrato non può fondarsi sull'assenza di normativa, e che altre sono le ragione per cui ha senso interrogarsi sulle caratteristiche del modello e la fisionomia del curriculum.
La prima di queste riguarda il rapporto tra la centralità del soggetto nel servizio di istruzione e di istruzione superiore nello specifico e la collocazione del sistema di istruzione e formazione nel contesto delle risorse di cui il paese dispone per il proprio sviluppo.
Per quanto sia possibile che un'eccessiva enfasi sulla seconda relazione ( la scuola come risorsa per lo sviluppo) possa segnalare una scarsa attenzione alle dimensioni della persona, pur tuttavia deve essere con forza ribadita che una contrapposizione astratta e generale tra la due polarità costituisce un assunto dai contorni più ideologici che reali; nella stessa legge 53/03, accanto alla distinzione tra percorsi del sistema dei licei e del sistema di istruzione e formazione, si afferma che tra i due sistemi, tra questi e l'apprendistato e la formazione lavoro deve potersi assicurare e garantire una percorrenza che lasci intravedere un ampio spazio di flessibilità e di progettazione dell'offerta.
In altri termini l'interazione tra sistemi di istruzione costituisce il presupposto per un'offerta di attività che consentano all'utente l'opportunità di acquisire competenze spendibili come crediti per "passare" da un sottosistema all'altro.
I percorsi che ne risultano appaiono come: (a) l'esito di una "ricerca" personale (b) accumulo di competenze certificabili come crediti (c) opportunità di ingresso/uscita da e verso il lavoro.
In questo senso, l'integrazione costituisce la modalità in cui i sistemi di istruzione e formazione "si pensano" progettando l'offerta in funzione dell'utente e della sua libertà di scelta: senza rinunciare alle proprie specificità ( anzi, proprio perché specifici e diversi) generano anche percorsi progettati sulla persona concorrendovi, ciascuno, secondo le specificità proprie. L'integrazione diviene così lo spazio in cui i sistemi di istruzione progettano per la persona.

 
L’integrazione presuppone l’incontro tra entità diverse al fine di perseguire un obiettivo comune e condiviso attraverso un proprio specifico apporto. L’integrazione è un processo che può produrre output diversi a seconda del diverso “grado di integrazione” perseguito. Si può andare da un livello di semplice collaborazione (dove prevale l’aspetto informativo) a quello della cooperazione (che presuppone un lavoro in comune) sino al coordinamento (che implica co-decisione sulle modalità di lavoro) ed all’integrazione vera e propria (che comporta la modificazione dei “confini” tra le entità coinvolte). Esistono almeno due diverse accezioni del termine integrazione: l’integrazione a livello di sistema e l’integrazione a livello di prodotto.
L’integrazione a livello di sistema presuppone che all’interno del medesimo sistema operino entità che, pur con alcune diversità e specificità - riconducibili al territorio, al settore, alle caratteristiche peculiari del target di utenza, ad impostazioni ed approcci didattici e formativi ecc. -, perseguano comuni finalità istituzionali e rispettino standard minimi di riferimento sia dal punto di vista delle caratteristiche del prodotto/servizio erogato che del funzionamento organizzativo definiti dai livelli istituzionali competenti. La Riforma Moratti con la proposta dell’istituzione del sistema di Istruzione e Formazione Professionale, al cui interno vengono a confluire sia l’Istruzione Tecnica, che l’Istruzione Professionale e la Formazione Professionale, prefigura un sostanziale cambiamento rispetto alla tradizionale “divisione del lavoro” tra Scuola e Formazione Professionale sia sotto l’aspetto del passaggio alla competenza esclusiva delle Regioni della materia, che della ridefinizione della mission della Formazione Professionale, da collocare - prevalentemente se non esclusivamente - all’interno delle politiche educative.
L’integrazione a livello di sistema non esclude l’integrazione di prodotto, anche se, nelle attuali condizioni, di decremento quantitativo degli utenti e diminuzione delle risorse pubbliche destinate, in presenza di un crescente numero di soggetti, pubblici e privati, titolati ad intervenire, non è da escludere un aumento dei livelli di concorrenzialità.
L’integrazione a livello di prodotto invece non presuppone che le entità operino nel medesimo sistema, anzi, come è accaduto per anni tra Scuola e FP, vi può essere integrazione anche tra entità che appartengono a sistemi diversi, che, pur avendo aree di sovrapposizione ed ambiti d’intervento di collaborazione, agiscono però con finalità istituzionali e sociali e modalità organizzative e di funzionamento sostanzialmente diverse. La FP per anni ha garantito, in aderenza alla propria mission di essere strumento di professionalizzazione e facilitazione dell’inserimento nel mercato del lavoro e dell’integrazione socio-lavorativa delle fasce deboli, un’offerta formativa specificamente rivolta a coinvolgere le persone espulse dal sistema scolastico o in difficoltà occupazionale o in condizione di svantaggio, facilitandone il successo formativo, la ricollocazione e/o l’inserimento lavorativo, l’integrazione sociale. Numerose sono anche state le esperienze di integrazione di prodotto tra Scuola e FP in particolare nei seguenti ambiti: percorsi di integrazione ed arricchimento curriculare (DPR 257/2000 e Progetti Intesa) all’interno del percorso scolastico; percorsi formativi pre-professionalizzanti e di orientamento in funzione del successo formativo e della prevenzione della dispersione scolastica; attività di stage e tirocinio prevalentemente extracurriculari effettuati in periodi di non attività scolastica o al termine della stessa.
 
 
 
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